Oltre Garlasco, Cogne, Erba e Avetrana: l’Italia senza giornali

L’Italia senza giornali locali: cosa succede nei nuovi deserti informativi

Province mute, deserti editoriali e territori che esistono solo quando avviene una tragedia

Di tanto in tanto provo a fare una rassegna stampa territoriale per capire cosa accade davvero nelle diverse parti d’Italia. Luoghi dove sono stato, dove vivono amici, territori che continuano ad avere una vita sociale, culturale e civile anche quando spariscono completamente dal racconto nazionale.

Sì, i media sono cambiati.
Sì, l’onda digitale ha trasformato usi, consumi e linguaggi.
Ma non ha costruito un modello realmente alternativo, stabile e autorevole capace di sostituire la stampa territoriale, con tutti i limiti e i problemi che la stampa ha sempre avuto.

Qualcuno potrebbe dire: “vabbè, ci sono le televisioni”.

Sì, ci sono. Ma i TG nazionali e regionali non hanno sostituito la capillarità del racconto quotidiano. Le televisioni raccontano soprattutto l’eccezionalità: il disastro, l’omicidio, il crollo, l’alluvione, il grande evento. Se accade qualcosa di devastante, ovunque accada, arriva l’inviato. Ma i territori non esistono solo quando esplodono nel dolore o nella cronaca nera.

Basti pensare a come alcune località siano diventate simboli permanenti di tragedie:

  • Garlasco
  • Cogne
  • Erba
  • Avetrana

Luoghi che ormai nell’immaginario collettivo nazionale evocano immediatamente un delitto, un plastico televisivo, un processo, una ricostruzione in studio, un dibattito infinito da talk show.

Molti di questi casi continuano a vivere mediaticamente per anni attraverso:

  • inchieste televisive,
  • speciali,
  • docuserie,
  • riaperture giudiziarie,
  • programmi di approfondimento.

Anche questo è uno specchio dei tempi.

Ci sarebbe da riflettere su quanto l’attenzione continua verso alcuni casi nasca certamente dall’interesse pubblico, ma anche da dinamiche di agenda setting, dalla necessità dei media di orientare l’attenzione collettiva, alimentarla o talvolta distrarla rispetto ad altri temi politici, economici e sociali del momento.

Eppure una città, una provincia, una comunità non possono essere raccontate soltanto attraverso il sangue, il processo o il clamore.


La geografia dei quotidiani in Italia

L’Italia conta 107 province e città metropolitane.
Ma la distribuzione dei quotidiani è estremamente squilibrata.

Esistono province iper-rappresentate editorialmente e province quasi invisibili.

Il problema non è soltanto il declino dei giornali.
È la perdita della continuità del racconto territoriale.

Quando scompare un quotidiano locale:

  • scompare archivio,
  • scompare memoria,
  • scompare presidio civile,
  • scompare controllo diffuso,
  • scompare identità pubblica.

Restano:

  • social,
  • frammenti,
  • gruppi,
  • post,
  • notizie spezzate.

E spesso bisogna già sapere dove cercare.

A riprova che c’è spazio per innovare, ideare ciò che non c’è… è facile comprendere che anche quando pubblica l’informazione è una coperta troppo corta e a buchi e quando privata con i dovuti problemi degli interessi commerciali di sponsor e proprietari.

In Italia ci sono circa 100.000 iscritti nelle filiali degli ordini regionali e circa 15.000 persone con contratto di lavoro o formula lavorativa da giornalista.

E allora restano alcune domande inevitabili: chi ha davvero interesse — dalle istituzioni fino ai cittadini, passando per politica, economia e perfino malaffare — che un territorio perda la propria voce pubblica?

Perché quando un territorio non viene raccontato, spesso smette anche di essere rappresentato, controllato, discusso, persino immaginato.

L’informazione continua ad aspettare nuove forze, nuove idee e nuovi modi per ricostruire presenza, memoria e comunità.

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